Concordato fallimentare/preventivo

Concordato Fallimentare

Il concordato fallimentare, rappresenta una delle forme di chiusura del fallimento, per il tramite di un accordo tra il fallito o un terzo e i creditori, ove vengano rispettate determinate condizioni.

Nel quadro delineato dal legislatore della riforma, che ha profondamente modificato l'istituto de quo, la proposta di concordato può essere presentata da uno o più creditori o da un terzo, anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, purché i dati contabili e le altre notizie disponibili consentano al curatore di predisporre un elenco provvisorio dei creditori del fallito da sottoporre all'approvazione del giudice delegato.

La proposta di concordato è presentata al giudice delegato, il quale, valutata la ritualità della stessa, previo parere del curatore e del comitato dei creditori, ne ordina la comunicazione ai creditori, fissando un termine entro il quale gli stessi possono far pervenire eventuali dichiarazioni di dissenso (art. 125 L.F.), dovendosi ritenere, in caso contrario, consenzienti (art. 128, ultimo comma, L.F.).

Nel delineare le modalità di votazione e di formazione della maggioranza, l'art. 128 L.F. stabilisce, in via generale, che il concordato è approvato se riceve il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto, secondo i criteri stabiliti dal precedente art. 127.

Effettuata la prima parte, vi saranno tutta una serie di atti e procedure che determineranno l’accettazione o meno della proposta, in caso positivo verranno coinvolti tutti i soggetti interessati alla procedura, il Tribunale dichiarerà l’omologa del concordato con decreto motivato.

Il percorso che porterà al buon esito di tutta la procedura prevede il rispetto del piano accettato nei termini e nei tempi concordati, i professionisti incaricati avranno il compito di seguire ed assistere il proponente sino al termine e alla chiusura del procedimento da parte degli organi preposti.

Concordato preventivo

Il concordato preventivo è uno strumento che la legge mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie.

Si chiama "preventivo", appunto, per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura fallimentare che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario.

Il concordato preventivo è regolato dalla Legge Fallimentare (ossia dal Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942) che negli ultimi anni ha subito una serie di interventi da parte del legislatore che hanno in qualche modo "ristrutturato" l'istituto con l'obiettivo di favorire il risanamento e soprattutto la prosecuzione dell'attività di impresa.

Lo scopo del concordato preventivo non è solo quello di tutelare l'imprenditore in difficoltà, ma anche i creditori. Infatti, se da un lato il debitore con l'accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l'amministrazione dell'impresa, sia pure con determinati limiti, i creditori, dal canto loro, possono evitate l'attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire, così, in tempi relativamente brevi il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito.

Al di là degli interessi dei soggetti direttamente coinvolti nel procedimento non si può negare che il concordato preventivo soddisfi anche il più ampio e generale interesse della società al mantenimento dell'operatività delle imprese e dei livelli occupazionali.

Presupposto soggettivo: ai sensi dell'art. 160 L.F. l'ammissione alla procedura concordataria presuppone innanzitutto la qualità di imprenditore commerciale, collettivo o individuale, del debitore che superi i limiti dimensionali di cui all'articolo 1 della legge fallimentare. Sono dunque esclusi dalla procedura di concordato preventivo come pure dal fallimento gli imprenditori che:

  • hanno avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza o dall'inizio dell'attività un attivo patrimoniale annuo non superiore a 300mila Euro;
  • hanno realizzato nello stesso periodo ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200mila euro;
  • hanno un ammontare di debiti non superiore a 500mila euro.

Tali limiti sono aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia